Fisheries and Oceans Canada
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Diplomacy

PASSI IN AVANTI PER ASSICURARE LA SOSTENIBILITÀ DELLE RISORSE ITTICHE E DELLA PESCA IN TUTTO IL MONDO.
DICHIARAZIONE DEL CANADA IN OCCASIONE DELLA GIORNALE MONDIALE DELLA PESCA

21 novembre 2005


Celebriamo oggi la Giornata Mondiale della Pesca, una giornata dedicata ad una risorsa che alimenta e nutre milioni di persone in migliaia di comunità di tutto il mondo. Sarà anche una occasione per ricordare che c’è ancora molto da fare se non si vuole perdere per sempre una risorsa che nutre l’umanità dalla notte dei tempi.

Siamo ad un bivio, non vi è alcun dubbio. Più del 70% delle riserve di pesca mondiali sono o sfruttate a pieno oppure in procinto di essere svuotate. Innumerevoli riserve hanno toccato livelli bassi storici di popolamento mentre altri sono stati proprio prosciugati. E’ diventato urgente e necessario cambiare il modo di gestire le riserve di pesca mondiali per assicurare degli stock ittici sostenibili e degli ambienti marini in salute.

Fortunatamente, grandi progressi sono stati compiuti nel tentativo di raggiungere questi obiettivi e ci sono notizie rassicuranti su vari fronti.

I governi di molte nazioni pescatrici in tutto il mondo - insieme alle organizzazioni internazionali alle quali appartengono - hanno ribadito il loro impegno a combattere la pesca incontrollata a livello globale. Hanno intrapreso vie per fronteggiare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata che viene comunemente denominata pesca IUU e si sono impegnati per il miglioramento delle riserve di pesca e la gouvernance degli oceani. Il Canada è stato una punta di lancia per lo sviluppo ed il supporto di questo impegno.

Il marzo scorso, i ministri della pesca si sono incontrati al meeting annuale della FAO ed hanno redatto la Dichiarazione di Roma contro la pesca IUU. La dichiarazione del Canada in quest’incontro ha enfatizzato la necessità di far fronte alle cause sociali e gli incentivi economici della pesca illegale e non solamente i sintomi. Abbiamo colto l’occasione per presentare il nostro piano nazionale di azione per combattere la pesca IUU.

A maggio, i ministri di 19 nazioni hanno confermato il loro supporto alla Dichiarazione di Roma in una conferenza organizzata dal Canada a St. John e si compiuto un passo ulteriore. Hanno esternato il loro interesse per una riforma più sostanziale, soprattutto per quanto riguarda le organizzazioni regionali di gestione della pesca che si occupano di stock ittici in alto mare.

In questa dichiarazione, i ministri si sono accordati per l’ammodernamento di queste organizzazioni per consentirle di prendere decisioni basate su fondamenti scientifici e principi di conservazione. Hanno deciso inoltre che tali organizzazioni devono tener presente l’ecosistema quando decidono e mantenere un atteggiamento cautelativo per assicurare una presa sostenibile ed un comportamento di pesca rispettosa.

E’ una bella richiesta ma assolutamente fondamentale se si vuole andare avanti e salvare gli stock ittici.

A settembre, il Canada ha co-ospitato il secondo incontro ministeriale sugli oceani del pacifico-asiatico tenutosi a Bali. Nella dichiarazione e nel Piano d’azione, i ministri hanno espresso il loro impegno di agire per quanto riguarda le minacce della pesca illegale ed hanno incoraggiato l’uso della scienza per integrare un approccio concentrato sugli ecosistemi in materia di riserve ittiche e gestione degli oceani.

Al vertice Apec che si è svolto in Corea, il Primo Ministro Paul Martin ha sottolineato i progressi compiuti a Bali nella lotta contro la sovrapesca e l’importanza di rendere operativo il Piano di Azione di Bali nell’area pacifico-asiatico.

Continua il lavoro della Task Force sulla Pesca d’Altura IUU (di cui il Canada fa parte in quanto membro nord americano insieme a ministri del Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Cile e Namibia). La Task Force si incontrerà di nuovo a marzo del 2006 per raccomandare modi concreti e pratici per far fronte alle attività di pesca illegali.

E’ chiaro che quanto deciso globalmente a livello ministeriale deve poi tradursi in azioni da parte di organizzazioni ed autorità competenti a livello regionale.

Per i Canadesi della costa atlantica, questa realtà è di primario interesse soprattutto per quanto concerne l’Organizzazione della Pesca nell’Atlantico Nord-occidentale (NAFO), una organizzazione che si occupa di gestione di pesca d’altura nella zona che abbraccia il limite canadese delle 200 miglia nell’Atlantico nord-occidentale.

I Canadesi, a dir poco, trovano difficile conciliare le attività miopi di alcune navi che trasgrediscono al principio di conservazione e con le misure coattive mirate alla protezione delle specie ittiche sconfinanti (Straddling Fish Stocks).

La riforma della NAFO è di fondamentale importanza. All’incontro di settembre in Estonia, ci sono stati consensi unanimi da parte dei membri della NAFO per la riforma dell’organizzazione basata sulla Dichiarazione Ministeriale di St. John. A tal fine, nel 2006, il Canada s’impegnerà con l’Unione Europea e gli altri membri della NAFO per avviare una serie di cambiamenti concreti su come muoversi in questa direzione.

Il sostegno di questa riforma sul fronte internazionale e regionale deve tradursi in azioni specifiche sul piano locale.

Più di un anno fa, il Canada si è imbarcato in una strategia aggressiva per combattere la pesca pirata e migliorare il modo di gestire le risorse ittiche d’altura. Abbiamo assegnato fondi cospicui per un programma intensivo di controllo e vigilanza nell’Atlantico Nord-occidentale.

Questa strategia si sta dimostrando efficace.

Da allora ci sono meno pescherecci nell’ecosistema dei Grand Banks.

Con più ispezioni aeree e marine, il messaggio del Canada ai proprietari navali stranieri ed i loro equipaggi è stato chiaro: la mancata osservanza delle regole e la sovrapesca non saranno tollerate. Punto.

Sono stati riscontrati altri segnali incoraggianti nelle risposte dei proprietari navali che hanno infranto le regole. Sanzioni e sospensioni stanno accadendo più spesso mentre i governi diventano più intransigenti con coloro che non si conformano alle regole.

Allo stesso modo, nel Pacifico del nord, l’azione congiunta del Canada con gli Stati Uniti, Russia, Giappone e Corea, conosciuta con il nome Operazione Driftnet, continua a dare risultati positivi.

Certamente non ci limitiamo ad applicare regolamenti ma preferiamo risolvere le problematiche al tavolo dei negoziati piuttosto che in alto mare.

In quest’ottica passi significativi sono stati compiuti nella cooperazione con le nazioni pescatrici grazie al rafforzamento dei rapporti bilaterali sulle risorse ittiche. Ad esempio, abbiamo firmato recentemente un protocollo d’intesa sulla pesca con il Portogallo. Stiamo anche giungendo ad altri traguardi con altre importanti nazioni pescatrici.

E’ grazie a passi fondamentali come questi che raccogliamo consensi in tutto il mondo per raggiungere il nostro obiettivi di dare più slancio e credibilità ai cambiamenti del modo di gestire le risorse ittiche sul piano internazionale e regionale.

Il tema ricorrente è che la sovrapesca deve essere fermata ovunque essa accade. Una buona gestione della pesca non può esistere senza la consapevolezza del bisogno di un approccio olistico alla gestione delle risorse ittiche basata su concetti scientifici che pongono la conservazione e la protezione degli ambienti marini in primo piano. Gli operatori di questo settore e le comunità interessate sono anche chiamate in causa per partecipare nel processo decisionale.

La sovrapesca è un problema globale che richiede soluzioni globali. Le nazioni non possono riuscirci da sole.

Non vi è dubbio che le decisioni prese durante il primo decennio del XXIesimo secolo ci hanno salvato dalla quasi estinzione delle risorse ittiche. Siamo tornati al punto in cui le generazioni future di pescatori hanno ancora una fonte di guadagno dignitosa e milioni di persone continuano a poter usufruire di questa risorsa alimentare.

In questa Giornata Mondiale della Pesca 2005 molte questioni rimangono ancora aperte ma ci sono anche motivi per ben sperare. C’è molto da fare ancora ma il Canada non si tira indietro e mantiene la sua posizione vigile ed attiva.

Per ulteriori informazioni:

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PARA MÁS INFORMACIÓN:

Steve Outhouse
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